IL VIAGGIO IN BICI DI JOVANOTTI IN SUD AMERICA

                                                                                                             IL VIAGGIO IN BICI DI JOVANOTTI IN SUD AMERICA

“Il deserto di Atacama ti toglie il fiato, è meraviglioso. Tra i ciclisti è una leggenda. In bici trovi quei posti nascosti, ti fermi dove in macchina non ti fermeresti mai. E in quei luoghi hai delle epifanie di meraviglie, di bellezza, di ispirazione”.

Jovanotti racconta così, in una inedita conferenza stampa su Zoom, il suo ultimo lavoro. Non parliamo di un disco ma di quello che lui stesso ha definito un ‘docu-trip’ dal titolo “Non voglio cambiare pianeta“, girato durante il suo ultimo viaggio in bicicletta lungo la Panamericana, da Santiago del Cile a Buenos Aires, a gennaio e febbraio scorsi. Il titolo è tratto da un verso di una poesia di Pablo Neruda, ‘Il pigro’, che Lorenzo recita in uno dei 16 episodi che andranno in onda su RaiPlay, la piattaforma digitale diretta da Elena Capparelli, a partire dal 24 aprile.

         IL VIAGGIO IN BICI DI JOVANOTTI IN SUD AMERICA                                                   

Con lo sfondo virtuale del deserto cileno e la bombilla dell’erba mate stretta in una mano, Jova spiega il perché della sua impresa, terminata poco prima dello scoppio dell’emergenza coronavirus. “Il mio viaggio può essere anche una specie di tutorial della fase due, perché si viaggia sempre a distanza di sicurezza. Ci sono grandi panorami e quindi anche la possibilità di fantasticare. Dopo il Jova Beach Party sentivo che ero alla fine di qualcosa, ma anche all’inizio di un nuovo desiderio. Quando vivo queste emozioni mi viene di andare in strada. La natura, la strada, hanno sempre avuto questa grande capacità di riempirmi il cuore. La mia telecamera è stata come Wilson, il pallone di Cast Away. Ci parlavo, poi la rimettevo nel manubrio ed era il mio Ippogrifo, come in Harry Potter”.

Il deserto, la pampa, il vento, le saline. Guardando Lorenzo sfrecciare in bici è come dimenticare per un attimo qualsiasi altra cosa, immergendosi in una natura potente e struggente allo stesso tempo: “E’difficile non attribuire alla natura qualcosa di sovrannaturale ma l’importante è non farne un’ideologia. La natura è la natura. Se ho trovato una risposta in questo viaggio è proprio questa: tutte le cose se diventano un’ideologia sono pericolose. La desinenza ‘ura’ ha in sé qualcosa che ha a che fare col futuro. È una cosa che sta per nascere e nasce adesso, in questo momento. Ed è l’incontro più importante che una persona può fare quello con la natura. Anche nel momento in cui guardi l’albero dalla finestra nel tuo lockdown”.

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