SERVONO URGENTI RISORSE PER RIAPRIRE AL PIU’ PRESTO LE SCUOLE IN SICUREZZA…

La Scuola è il fiore della Libertà. Servono risorse per riaprire presto e in sicurezza

Salirei sulle montagne un’altra volta, se necessario per difendere la Scuola e quello che le dobbiamo

Mila SpicolaInsegnante, pedagogista e scrittrice

La Scuola che noi abbiamo è figlia della Liberazione, della Libertà, della Costituzione. Articoli 33 e 34, aperta e libera, come libero ne è l’insegnamento.
È la Libertà quella che si costruisce sui libri, faticosamente, tenacemente, potentemente e artigianalmente nelle classi, virtuali e reali. È la Libertà quella che vogliamo costruire soprattutto in chi è indietro, per destino e anche per cattiva scelta. Liberi dall’ignoranza, liberi dal bisogno, liberi dalla malattia, liberi dalle oppressioni di vario genere, tutte cose che camminano insieme. È la Libertà più vera e matura quella che deriva dalla conoscenza e dalla virtù. Per costruire persone e non marionette.
“Per questo abbiam sparato, ci siamo fatti impiccare, siamo andati al macello col cuore che piangeva, con le labbra tremanti. Ma anche così sapevamo che di fronte a un boia di fascista noi eravam persone, e loro marionette.
E adesso che siam morti non rompeteci i coglioni con le cerimonie, pensate piuttosto ai vivi, che non debbano perdere anche loro la giovinezza”.
Così scrive in una poesia Nino Pedretti.
Non rompiamoci i coglioni e pensiamo ai vivi, che non debbano perdere anche loro la giovinezza. E il rischio c’è, nel Paese ostile a chi ha meno di 18 anni e alle donne, a cui sostanzialmente sono affidati, che abbiamo costruito. Madri e non solo, visto che l’80/90 % degli insegnanti è donna.
Tutto riparte ma non la Scuola e non è un caso. Siamo un Paese fermo e incancrenito che da tempo e consapevolmente ha ignorato la giovinezza e tutto quel che c’è prima e intorno, bravissimi a far cerimonie, caro Nino. Son gratis, scaldano i cuori, intanto che costruiamo parcheggi di sospensione della giovinezza. Vista come una malattia che prima o poi passa. Così incancrenito e limitato da non capire che anche l’economia è ferma perché abbiamo umiliato giovinezza e donne e tutto quello che ruota intorno, ovvero la vita.
Per capirlo meglio, facciamone una questione di soldi, di priorità e di scelte di qualità. Tutto viene finanziato con carrettate di fondi, anche il non necessario, ma non la Scuola e, in questo momento, la sua sicurezza, reale e metaforica. La Scuola non è lo spazio della retorica di risulta e delle rivendicazioni sacrosante lette come recriminazioni, in cui l’Italia perennemente provinciale la relega da decenni, è piuttosto motore delle nazioni. Concreto e astratto nello stesso tempo, linfa, cibo, condicio sine qua non della vita sociale, culturale ed economica di un Paese. Dell’organizzazione delle famiglie. Della qualità della Democrazia, del rilancio del Lavoro. Marginalità della scuola e declino di un Paese sono collegati. L’Italia non lo merita e maledetta e incapace la classe dirigente che non lo comprende.
Il primo segnale di marginalità sono le risorse. Non è per essere materialisti ma per essere concreti: il tema risorse, per scelte di qualità, sia chiaro, era valido prima e lo è ancora adesso. Se anche volessimo limitarci al tema dell’emergenza ovvero all’apertura delle scuole, per aprire le scuole in sicurezza non mancano i modi e nemmeno le proposte, mancano i soldi, l’ho scritto e lo riscrivo. Da dove la giri giri, qualunque sia l’aspetto che si analizza, dalle condizioni edilizie e organizzative degli spazi scolastici, dal come organizzare lo spostamento e lo stazionamento di dieci milioni di persone, per turni, alternati, scaglionati, al problema non secondario dell’età media superiore ai 50 anni dei docenti (non solo per loro, che sarà mai la salute dei docenti? A chi frega? Quanto soprattutto per la possibile diffusione esponenziale di eventuali focolai) mancano i soldi e non mi pare che qualcuno abbia in mente non solo di destinarli, ma nemmeno di calcolarli.
È il silenzio sul tema risorse ad essere rivelatore del navigamento a vista. Figuriamoci se fosse trattato allo stesso modo, con la stessa noncuranza, assenza di lungimiranza e stesso silenzio, per le fabbriche o per gli ospedali. Fuori dai radar. Sul tema scuola si è fatta una bella task force separata, non a Palazzo Chigi, dove è giusto debba essere, ma al ministero dell’Istruzione, e non so su cosa si eserciti se non ha chiare cifre e soldi destinate. Forse sulla scala di do.
Non ditemi che credete sufficienti le cifre destinate alla Scuola dal governo che leggo qua e là, comparto che riguarda otto milioni di studenti e circa un milione di lavoratori: 80 milioni per i device e le connessioni, 30 milioni per non so che altro, 5 milioni per altro ancora… poi sposti l’occhio sulla pagina precedente e leggi che l’Italia chiede all’Europa 50 miliardi per la Sanità, sacrosanti. Ma se dobbiamo pesare le importanze parliamo di cifre dell’ordine dei 100 milioni per la Scuola a fronte di 50 miliardi. Siamo persone, non marionette. Uso la perifrasi poetica per non essere scurrile.
Diciamolo chiaramente: queste sono cifre buone per continuare a tenerle chiuse. Cifre buone per continuare a fare cerimonie e a continuare a sacrificare la giovinezza. Cifre buone per tenere confinati nelle case, o nelle incertezze, o nelle approssimazioni, o nella frammentazione didattica che stanno vivendo, fino a settembre e oltre, bambini, studenti, giovani, e con loro le donne. Una situazione insostenibile. Perché, con tutto il rispetto per la funzione fondamentale degli uomini, questa funzione dovrebbero guadagnarsela sul campo. Non abbiamo un sistema né culturale né di welfare predisposto alla parità genitoriale della cura. Il buono babysitter è la resa al pensare di organizzare un Paese diversamente: ovvero intorno alla funzione sociale e pubblica dei minori come persone giuridiche facenti parte dell’organizzazione collettiva prima che domestica. Rimossa totalmente.
Anche sulla parità di genere e sul tema della cura, centrale anche questo, si è fatta una task force separata dalla task force della fase due, quella dove si discute “la ciccia”, e di sole donne, ovviamente. Tipico segnale di marginalità. Altro che articolo 3, per tornare al tema di oggi, Liberazione, Valori, Costituzione, antifascismo.
Per altri Paesi follia, per noi boh. Servono risorse, risorse pensate, calcolate, organizzate e destinate a un sistema nazionale efficace che non sia “stare a casa” e nemmeno “apriamo le scuole ma coi fichi secchi”. Le decine di task force di persone che cretine non sono affatto hanno la piena consapevolezza al riguardo. E se non ce l’hanno mettiamoci le mani ai capelli perché non siam finiti in buone mani.
La punta dell’iceberg di tutto questo è la chiusura dei nidi, delle scuole, delle università. Volete tenerle chiusi? Io no. Volete continuare a sacrificare giovinezze e donne? Io no. Volete umiliare la Libertà (che non deriva solo dall’uscire o meno, dell’andare o meno a scuola, ma dalla qualità e dall’efficienza del sistema alternativo che si realizza)? Io no. Volete evitare la discussione e non considerarla come priorità nazionale? Io no. Volete avere un Paese vecchio, organizzato di fatto ancora secondo schemi culturali e reali messi in campo dal regime fascista e mai non superati compiutamente? Io no.
Salirei sulle montagne un’altra volta, se necessario per difendere la Scuola e quello che le dobbiamo, ovvero la Libertà che passa anche attraverso il superamento di quegli schemi. Buon 25 aprile e magari domani fosse un giorno nuovo, veramente libero, perché colto, virtuoso e concreto. Per far sì che accada bisogna lottare, oggi e sempre Resistenza.

 

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Gweniss

 

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