LA MUSICA E GLI INCONTRI TRA GRANDI ARTISTI

LA MUSICA E GLI INCONTRI TRA GRANDI ARTISTI

Dagli Steely Dan con Keith Carlock a Clapton con Winwood

Questa settimana il tema degli ascolti è: grandi artisti che fanno concerti dall’altissima qualità musicale perché sono accompagnati da musicisti fuori dal comune.
STEELY DAN – Quasi scontato cominciare da loro. Gli Steely Dan più che una band sono un universo a parte. Il progetto di Donald Fagen e Walter Becker (scomparso nel 2017) musicalmente parlando, è basato su un concetto: affidare ai migliori musicisti in circolazione la concretizzazione delle loro idee.
Quanto poi alla complessità dei riferimenti musicali e culturali basta dire che, come accade per le più intricate opere letterarie, esistono siti dedicati all’ interpretazione di quella complessa rete di significati a più strati su cui poggia una delle più sofisticate creazioni mai uscite dagli studi di registrazione. Su Youtube c’è molto materiale: un suggerimento è Steely Dan: Live St Louis, del 2006, un godimento che deriva dallo stupore. Con Fagen e Becker c’è una big band: la star, come accadeva ai tempi d’oro delle orchestre, è il batterista, Keith Carlock, un fenomeno, tra i più richiesti al mondo.
Una volta entrati nel mondo degli Steely Dan non va persa l’occasione di godersi una band All Stars, i Dukes of September ovvero Donald Fagen, Michael McDonald (voce dei Doobie Brothers ma vocalist dal curriculum spaventoso che comprende anche gli Steely Dan) e Boz Scaggs. La scaletta è composta dai brani più famosi dei tre: livello musicale altissimo.
VAN MORRISON – LIVE AT ST LUKE’S (BBC Four Sessions) – Van Morrison è uno dei più grandi di sempre, un genio tormentato che ha un rapporto con il business (e non solo) catastrofico. Un soggetto difficilissimo, praticamente inavvicinabile. La sua produzione discografica è sterminata e dunque diseguale ma contiene alcuni titoli indispensabili per chiunque abbia almeno 10 dischi.
Dal vivo non sempre è all’altezza del suo genio, anche perché sul palco ha spesso l’atteggiamento scontroso che ha nei confronti del mondo. Quasi obbligatorio segnalare “It’s Too Late To Stop Now”, un doppio live super famoso, tratto da un tour americano. Di recente è uscita la versione integrale con 4 Cd e Dvd. Su Youtube potete ascoltare anche l’integrale. Ma c’è un concerto da non perdere: quello registrato per la Bbc, un gioiello sospeso tra il misticismo di matrice folk e la proverbiale e irresistibile combinazione di Jazz, Blues e Soul suonato con la classe e la capacità di sorprendere ed emozionare di un Roger Federer.
PAUL SIMON – Bbc Sessions – Dato per scontato che se si ragiona per importanza storica i concerti da prima fila sono quelli di Central Park (su Youtube ci sono quasi tutti i brani) e il tour di Graceland, è interessante ascoltare quello che Paul Simon ha fatto dopo. Il suo canzoniere ha pochi confronti e vederlo dal vivo serve solo a confermare la sua grandezza. Le Bbc Sessions offrono un ritratto pressoché completo di questa grande figura della musica americana. Come in tutte le sue tournée, è accompagnato da una band formidabile con due batteristi (uno è Steve Gadd) capace di creare un gioco di dinamiche entusiasmante con una varietà di atmosfere davvero rara.
A proposito di Paul Simon: da non perdere la chicca del video in cui Simon duetta con “My Friend George Harrison”: lacrimoni per questo intreccio di chitarre acustiche e voci su “Here Comes The Sun” e “Homeward Bound”.
ERIC CLAPTON E STEVIE WINWOOD – Live at Madison Square Garden – E’ noto che questi due giganti del Rock sono amici da una vita e che sono legati da una solidissima stima reciproca. E che per buona parte della loro vita hanno progettato di suonare insieme senza riuscire a concretizzare il loro desiderio. Per la verità ci erano riusciti nel 1969: Clapton era fresco reduce dal traumatico scioglimento dei Cream, Winwood era momentaneamente uscito dai Traffic. Misero insieme i Blind Faith ma tutto si complicò quando, a insaputa di Clapton, alla batteria fu chiamato Ginger Baker, la principale fonte di conflitti e casini nei Cream (aveva anche cercato di accoltellare Jack Bruce). I Blind Faith durarono da marzo a dicembre, lasciando però un album bellissimo, che contiene “Presence of the Lord”. Nel 2008 finalmente il tour insieme: i due si dividono il repertorio trasformando lo show in uno spettacolare Greatest Hits accompagnati da una band spettacolare di cui fa parte anche Chris Stainton, leggendario pianista nonché vecchio sodale di Clapton.
C’è un’altra possibilità per godere della grandezza di Slowhand: il live con Wynton Marsalis al Lincoln Center di New York del 2011: Clapton, che si è portato dietro Stanton, suona accompagnato da una delle migliori Jazz Band che ci siano oggi al mondo. Un concerto da diffondere nelle scuole.
STING – BRING ON THE NIGHT – Un live che ha fatto epoca, ancora oggi un esempio proverbiale di virtuosismo applicato all’emozione. Sting aveva appena cominciato la sua carriera solista e decise di andare in tour con una super band con Branford Marsalis al sax, Kenny Kirkland alle tastiere, Darryl Jones al basso e Omar Hakim alla batteria. Dopo quel tour Sting di concerti ne ha fatti migliaia e ha sempre inserito super session man nella sua band, ma l’emozione di quel tour, così nuovo per l’epoca, fa storia a se. Anche se sono passati trentatre anni, vale sempre la pena dedicare un po’ di tempo al concerto di Sting e Gil Evans a Umbria Jazz nel 1987: senza dubbio la più bella “Little Wing” della storia (dopo quella di Hendrix). Il concerto è integrale su Youtube.
LEONARD COHEN – LIVE IN LONDON – E’ uscito anche su Cd, dunque consideratelo più che altro un’indicazione per ascoltare un genio della canzone d’autore in stato di grazia. Come è noto, Cohen dopo un periodo in cui si era ritirato in un monastero buddista, si ritrovò senza un dollaro perché nel frattempo il manager si era mangiato i suoi soldi. Ritornò così all’attività live da ultrasettrantenne e, oltre a lui, chi ci guadagnò sono stati i fan che hanno avuto l’occasione, come è accaduto in piazza San Marco a Venezia, di assistere a un incanto musicale.
Cohen con il suo completo gessato a doppio petto e la fedora Borsalino sulla testa, dispensava umorismo e magia musicale, accompagnato da una band in cui si mescolavano cori sofisticatissimi e strumenti di diversa estrazione etnica, dall’organo Hammond alle chitarre latine,. Un rito laico che porta alla trascendenza della musica.
ELVIS COSTELLO & ALLEN TOUSSAINT – LIVE IN MONTREAL (2006) – Negli anni Elvis Costello ha imboccato un percorso creativo che l’ha portato in una dimensione da autore di Standard, come dimostra il disco (consigliatissimo) con Burt Bacharach. Qui suona insieme ad Allen Toussaint, una leggenda di New Orleans, pianista, autore e produttore che ha firmato decine di classici e che ha dato un contributo essenziale alla nascita del primo Rock’n’Roll e derivati. Una vera chicca e anche un approccio ideale alla musica di New Orleans. Alla fine, come si fa con i distillati di classe dopo un pasto a cinque stelle, ascoltate il duetto con Chet Baker in “You Don’t Know What Love Is”, una perla firmata da Don Raye e Gene De Paul che fa parte del grande libro degli standard americani. Un modo per ricordare Chet Baker e il suo indimenticabile assolo in “Shipbuilding”, uno dei vertici creativi di Elvis Costello.

 

 

 

Tada & Toy New In

 

Dower & Hall Sculptural Collection

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Coltorti Boutique EU