MIGLIORARE LA RESISTENZA MENTALE PER AFFRONTARE LA PANDEMIA

MIGLIORARE LA RESISTENZA MENTALE PER AFFRONTARE LA PANDEMIA

Parlano tre atleti di sport estremi

 

Tre atleti di sport estremi spiegano come sviluppare la resistenza mentale per affrontare la pandemia

Pensavamo fosse finita con l’arrivo dell’estate, ma i primi venti freddi di settembre hanno riportato gli spettri del Covid-19 nelle nostre vite: lockdownquaranteneisolamenti, vecchie e nuove privazioni ci hanno colti rilassati, privi ormai del furor con cui avevamo affrontato l’ondata di marzo.

Nel raccontare questo mesto autunno, in un articolo del New York Times, Talya Minsberg usa la parola stanchezza e la declina in molteplici sfumature: è un logorio fisico, economico, ma soprattutto mentale, complice un rimontare di ansia e solitudine; complice l’impossibilità di guardare al domani, di fare programmi, complice la sensazione di non avere più il controllo dei propri giorni.

La stanchezza c’è e spinge ognuno di noi verso il proprio limite. Ma cos’è il limite? Il ciglio di un burrone oltre il quale precipitare? O forse un muro immaginario costruito dalla mente, in tempi di pace, per soddisfare quell’umano bisogno di sicurezza che ci induce a fissare dei confini e a dire a noi stessi “più di questo non posso fare”? La risposta, come sempre, è dentro di noi e nelle nostre scelte.

C’è chi trova l’equilibrio nella costante precarietà; chi trasforma il peso dell’incertezza in una molla verso nuovi orizzonti. Tra questi funamboli della gravità ci sono gli atleti professionisti, donne e uomini allenati alla perseveranza, a correre senza un traguardo oltre l’ultima goccia di sudore. Alcuni di loro hanno compiuto imprese estreme e oggi hanno un messaggio per il mondo: siamo più forti di quanto pensiamo di essere e siamo in grado di adattarci in modi che non credevamo possibili. Ecco alcune tecniche per sviluppare una mentalità vincente e incrollabile.

Dosare le energie

Vivere la pandemia è un po’ come scalare una montagna: le insidie sono dietro l’angolo e per la maggior parte del tempo non si vede la vetta, coperta dalle nuvole. Ne sa qualcosa Conrad Anker, celebre alpinista di 57 anni, che, tra le altre cose, ha scalato il Monte Everest tre volte – una volta senza ossigeno supplementare – ed è sopravvissuto a un attacco di cuore mentre si arrampicava sull’Himalaya. Il suo consiglio? Gestire le proprie energie, mantenere sempre una buona dose di riserva.

“Quando usi ogni singolo briciolo di energia e calorie per arrivare in vetta, e non hai la forza per scendere, allora ti stai preparando per un incidente. Se esaurisci tutta la tua energia mentale in un giorno o in una settimana, potresti trovare più difficile adattarti quando le cose non tornano alla normalità così rapidamente come speri. C’è un ritmo nella vita quotidianaproprio come c’è un ritmo nell’arrampicata. Concentrarsi sulle attività quotidiane ripagherà nel lungo periodo”.

Porsi mini-obiettivi

Problemi e situazioni complesse, considerate nella loro interezza, possono apparire delle corse senza fine, più lunghe di quanto le nostre gambe possano percorrere e di quanto i nostri polmoni possano sostenere. Cosa fare in questi casi? Il consiglio dell’ultrarunner professionista Coree Woltering è di scomporre l’impresa in tanti piccoli mini-obiettivi che siano realistici, facilmente raggiungibili e che ti permettano a poco a poco di adattare le tue forze all’impresa che intendi compiere. Il risultato è un miglioramento apparentemente impossibile di cui nemmeno ci si accorge.

Anche grazie a questo metodo il 29enne corridore dell’Illinois questa estate ha corso più di 50 miglia al giorno per tre settimane di seguito sul sentiero dell’era glaciale, in Wisconsin, stabilendo il nuovo record del percorso.
Woltering ha dichiarato di aver passato sei ore a contare fino a dieci più e più volte. “Devi solo continuare a muoverti e continuare a contare – ha detto – e devi avere fede che a un certo punto non sentirai più la fatica”.

Costruirsi dei punti fermi

Anche chi vive per spingersi oltre il limite ha bisogno di aggrapparsi a qualche certezza che lo sostenga nelle ore più lunghe e solitarie, quando la propria tempra morale viene messa più a dura prova. Queste piccole certezze costituiscono la struttura dell’atleta.

La britannica Dee Caffari è stata la prima donna a a navigare in solitaria, senza sosta, intorno al mondo in entrambe le direzioni. Non ce l’avrebbe fatta senza qualcosa che la facesse sentire a proprio agio, un rituale, un gesto ripetuto che desse sostanza alle giornate infinite: “Nella tua giornata hai bisogno di struttura – ha dichiarato – devi alzarti la mattina sapendo che farai succedere qualcosa. Quando ero in mare basavo le mie decisioni su un bollettino meteorologico che consultavo due volte al giorno. Guardarlo e sapere che sarebbe stato sempre la mia fonte di informazioni mi dava conforto”.

Durante la pandemia sta adottando lo stesso approccio nella sua casa sulla costa meridionale dell’Inghilterra, sostituendo le previsioni del tempo con attività all’aperto.

Concentrarsi su qualcosa di nuovo

Per fortuna le possibilità sono sempre potenzialmente infinite. Quando ogni rimedio fallisce, perché non provare qualcosa di nuovo? Un nuovo obiettivo, un nuovo hobby, una nuova esperienza. Guardare le cose da una prospettiva diversa. Del resto “L’attuale definizione di forza mentale è la capacità di ruotare e di essere agili e flessibili” ha detto Michael Gervais, psicologo specializzato in alte prestazioni e conduttore del podcast “Finding Mastery”.

“Il passo successivo è sempre incerto, ma l’adattamento, l’adeguamento delle aspettative e la scoperta di nuovi obiettivi possono consentirti di continuare ad allenare il muscolo che è la forza mentale. Allenarlo sempre, fino a farlo diventare d’acciaio”.

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