OGGI IL GIURAMENTO DI JOE BIDEN ALLA CASA BIANCA


Elena Molinari, New York mercoledì 20 gennaio 2021
Il presidente uscente non parteciperà all’evento. Ma, a sorpresa, ha invitato a «pregare» per il successo del nuovo governo
Tutto pronto per il giuramento di Joe Biden, 46° presidente degli Stati Uniti d'America

Tutto pronto per il giuramento di Joe Biden, 46° presidente degli Stati Uniti d’America – Ansa/Epa

 

Assente il suo predecessore – che ieri, a sorpresa, ha invitato a «pregare» per il successo dell’Amministrazione Biden –il 78enne democratico, che ieri ha salutato il suo Delaware ricordando il figlio Beau – «doveva essere lui il presidente» – si rivolgerà ai connazionali invocando un’unità al momento inesistente negli Usa.

Subito dopo, firmerà una serie di misure che rischiano di creare ancora più divisioni nel Paese, ma che considera necessarie per riportare l’America in linea con i suoi valori storici.

Ci si attende infatti che oggi stesso il neo-presidente invii al Congresso un disegno di legge che delinei «una chiara tabella di marcia per condurre alla cittadinanza» i circa 11 milioni di immigrati che vivono negli Stati Uniti illegalmente. La stessa proposta renderà permanente il Daca, il programma che protegge dalla deportazione circa 645.000 dreamers, arrivati negli Usa da bambini e che Donald Trump ha tentato di eliminare. Biden ribadirà anche lo status di protezione temporanea, che consente permessi di lavoro a persone provenienti da Paesi colpiti da disastri naturali o conflitti armati (il repubblicano ha cercato di cancellare anche questo).

Il nuovo capo della Casa Bianca intende infine abbandonare i «protocolli per la protezione dei migranti» voluti da Trump, che hanno già costretto decine di migliaia di richiedenti asilo ad aspettare in Messico le udienze per l’immigrazione degli Stati Uniti. Una politica di «tolleranza zero» che ha portato anche alla separazione di migliaia di bambini dai loro genitori.

Biden si è inoltre impegnato a interrompere immediatamente la costruzione del muro di confine tra Stati Uniti e Messico, che Trump ha pubblicizzato come un risultato importante durante una visita in Texas pochi giorni prima di lasciare l’incarico.

Biden chiaramente non vuole perdere tempo e vuole approfittare della risicata maggioranza che i democratici hanno strappato al Senato per far passare una riforma che da anni elude i legislatori americani e per ridare, nelle sue parole, agli Stati Uniti «l’immagine di un Paese giusto e accogliente».

Ma se l’immigrazione può suscitare controversie, è sicuramente la questione della riconciliazione nazionale la sfida più ardua per il nuovo commander in chief, come faceva notare ieri anche l’Osservatore Romano. Non è chiaro infatti come il nuovo presidente potrà sanare le profonde ferite venute allo scoperto durante le manifestazioni della primavera e dell’estate contro il razzismo ed esplose nell’assalto senza precedenti al Campidoglio il 6 gennaio.

Secondo molti esponenti del partito democratico il Paese non potrà voltare pagina prima di aver fatto i conti con la pesante eredità di Trump e prima di aver inchiodato il presidente uscente alla responsabilità di aver fomentato la violenza in varie occasioni, soprattutto nel corso dell’attacco dell’Epifania. Biden finora ha preferito evitare l’argomento, ma ieri anche i vertici del partito repubblicano sembravano allinearsi con questa posizione.

Per la prima volta il capo del Grand old party al Senato, Mitch McConnell, ha sostenuto pubblicamente che «gli insorti che sono entrati con la forza in Congresso sono stati provocati dal presidente e da altre persone potenti. E hanno cercato di fermare un procedimento specifico del primo ramo del governo federale».

Il Senato riceverà in breve dalla Camera un singolo articolo di impeachment che accusa Trump proprio di «incitamento all’insurrezione». I commenti di McConnell potrebbero dunque indicare che ha deciso di votare per condannare il presidente, invitando i colleghi a fare altrettanto. Se 17 repubblicani si unissero a tutti i 50 democratici, Trump sarebbe ritenuto colpevole, e potrebbe essere interdetto dal ricoprire cariche pubbliche a vita.

Il processo di impeachment (il secondo nei confronti del repubblicano) potrebbe però distrarre la Camera alta da una rapida conferma dei membri dell’Amministrazione entrante e dalla discussione di misure urgenti per il contenimento della pandemia e il rilancio dell’economia – punti ai primi posti nell’agenda del nuovo inquilino della Casa Bianca

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